

Piú felice d'un fiore
sul cespuglio di mare
Io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.
Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.
Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.
qui il monologo
di Saviano

Italia
ThyssenKrupp di Torino
questo
processo
con quella legge
....


Ghiannis Ritsos
Vengono, vanno i giorni, senza fretta, senza
imprevisti.
Le pietre ammutoliscono nella luce e nella
memoria.
Uno usa una pietra per guanciale.
Un altro, prima di nuotare, lascia i vestiti
sotto una pietra
ché non glieli prenda il vento. Un altro
ha una pietra per sgabello
o come picchetto per il campo, al cimitero,
nell’ovile, nel bosco.
Tardi, dopo il tramonto, tornandotene a casa,
qualunque pietra della spiaggia tu posi sopra
il tavolo
è una statuetta – una piccola Nike o il cane
di Artemide,
e quella su cui un adolescente posò i piedi
bagnati a mezzogiorno
è un Patroclo dalle ciglia ombrate e chiuse.


Rafael Alberti
All'entrata ,
mio amore
all'entrata del borgo,
mi dicesti,
mio amore
Buona notte,
mio re!
col tuo fazzoletto.
Col tuo fazzoletto di spuma
no,
di luna
no,
di vento.


la mia anima
il tuo scoglio
io sono acqua e tu sei sale
io non riuscirò mai a scivolare nelle tue vene
per accarezzarti
ci manterrà distanti un triste inganno
e in inverno tornerò
con la forza dell'amore
poi d' estate ti sveglierò col tempo e la pazienza
ti bacerò sui granelli di sabbia bianca
sulla risacca del mare
un chiodo
la tua immagine
buio della mia stanza
un varco di luce
bella luce la tua luce
luce senza raggio e senza parole
luce appesa al silenzio
luce dappertutto
luce che dà vita
luce che dà gioia
luce che riscalda
eppur l'amore è spietato
un drago combattuto nelle mie favole
un soffio bruciato con occhi di fanciulla
ho perso la tua luce e la mia ombra
così la vita
su fredde pareti
e profondissime crepe

Se per amare ci vuole
una sofferenza immensa
allora penso se l'amore
continui a farmi del male,
mi chiedo cioè dove sia la porta del tuo
cuore e se il tuo essere non sia perso tra le onde

lì a sbattere contro
le tenerezze della mia vita
E' come se un disastro sia lì ad
incombere violentemente sul mio viso
nascosto nell'ombra della tua anima
se quell'anima continua a farmi male,
non accorgendoti di quanto ti amo
e di come la mia vita sia intrisa
di un cambiamento folle
grazie al tuo amore-non amore,
angelo e demone per la terra
e nel tuo sole
io
senza di te sono luna offuscata
sole debole e malata
mi dispero mentre scrivo perché
mi rendo conto ogni giorno di più
di cosa significhi il lamento di te

Continuare a farsi del male
e mai capire quello che provo,
se non sei un santo,se lo sei
se io sono come sono io,
o se il mio essere sono le tue ali
eppure le tue sembianze mi aiutano
a volare, a vedere lontano,
a guardare oltre l'orizzonte,
come un futuro rosa o il nero
di un tramonto senza fine.

ecco i miei occhi
diffusi nel cuore
vorrei tanto
che tu leggessi la mia anima
ma il tuo pensiero è lacerante, distrugge il mio essere.
Fammi male, fai come vuoi con la voce dell'amore
che urla nella mia testa
fammi spaccare il muro che mi pervade il corpo
e la mia vita
e le mille incertezze
ubriaca, distesa
a dormire
i miei sogni felici.

Ho baciato
nelle città più dolci della terra
sfiorata in un tram
accanto al guidatore


Miei cari genitori...addio
Lettera scritta
in yiddish da un ragazzo di
14 anni nel campo di
concentramento di Pustkow.

Miei cari genitori,
se il cielo fosse carta
e tutti i mari del mondo inchiostro,
non potrei descrivervi le mie
sofferenze e tutto ciò che vedo intorno a me.
Il campo si trova in una radura.
Sin dal mattino ci cacciano al lavoro nella foresta.
I miei piedi sanguinano perché ci hanno portato
via le scarpe… Tutto il giorno lavoriamo quasi
senza mangiare e la notte dormiamo sulla
terra (ci hanno portato via
anche i nostri mantelli).
Ogni notte soldati ubriachi vengono a picchiarci
con bastoni di legno e il mio corpo è pieno
di lividi come un pezzo di legno bruciacchiato.
Alle volte ci gettano qualche carota cruda,
una barbabietola, ed è una vergogna:
ci si batte per averne un pezzetto
e persino qualche foglia.
L’altro giorno due ragazzi sono scappati,
allora ci hanno messo in fila e
ogni quinto della fila veniva fucilato… Io non ero il quinto,
ma so che non uscirò vivo di qui. Dico addio a tutti,
cara mamma, caro papà,
mie sorelle e miei fratelli,
e piango…


Georg Trakl
La sera
Con rosse figure d’eroi
riempi tu, o luna,
i boschi silenziosi,
falce di luna –
con il tenero abbraccio
degli amanti
l’ombra di tempi gloriosi,
le rocce muscose all’intorno;
luce bluastra si irraggia
verso la città,
dove fredda e malvagia
abita una stirpe putrescente,
che appronta alla smorta progenie
un cupo avvenire.
Voi ombre inghiottite dalla luna
sospiranti nel vuoto cristallo
del lago montano.







Il minimo dolore del nostro dito mignolo ci preoccupa e
ci turba molto di più del massacro di milioni dei nostri simili

La destra mette ... ordine nell'universo e spargendo dolore
mette disordine nell'animo umano

straziante non soffrire le sofferenze di un altro!

L'amore è un fuoco nascosto, una piaga gradevole,
un veleno saporito, una amarezza dolce, un dolore dilettevole,
un tormento allegro, una ferita dolce e fiera, una morte blanda
Fernando de Rojaz

Se è vero che ci si abitua al dolore,
come mai con l'andar degli anni si soffre sempre di più?
Pavese

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che tu venga all’ospedale o in prigione
nei tuoi occhi porti sempre il sole.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
questa fine di maggio, dalle parti d’Antalya,
sono cosi, le spighe, di primo mattino;
i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
quante volte hanno pianto davanti a me
son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi,
nudi e immensi come gli occhi di un bimbo
ma non un giorno han perso il loro sole;
i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che s’illanguidiscano un poco, i tuoi occhi
gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti:
allora saprò far echeggiare il mondo
del mio amore.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
Così sono d’autunno i castagneti di Bursa
le foglie dopo la pioggia
e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
verrà giorno, mia rosa, verrà giorno
che gli uomini si guarderanno l’un l’altro
fraternamente
con i tuoi occhi, amor mio,
si guarderanno con i tuoi occhi.
(Hikmet)

QUELLA MALEDETTA SERA
Sera del 13 ottobre 1943. Le truppe tedesche sono arrivate da cinque giorni. La sede di comando tattico della terza compagnia del 29° reggimento, terza divisione corazzata granatieri si trova presso una casa colonica di Monte Carmignano, nelle vicinanze del fiume Volturno.
Alle ore venti scatta la follia, il ventenne sottotenente Wolfang Lehnigk-Emden , insieme a due sottufficiali –Kurt Shuster e Hans Gnass entra nella masseria e avverte il comandante della compagnia, che da una casa vicina stanno facendo segnali luminosi. “Questa gente dovrebbe essere presa e fucilata-dice Emden: il comandante Raschke, gli risponde di non volersi assumere questa responsabilità e si reca alla sede di comando tattico del battaglione.
Emden a questo punto assume il comando: con Shuster e Gnass si reca nel casolare da dove erano partiti i segnali, presentandosi come inglese, chiedendo loro notizie circa le posizioni tedesche. E la condanna a morte a questo punto era scattata per gli sfortunati civili, rei di aver indicato la sede di comando tattico della compagnia tedesca.
Le sette persone, sono condotte alla sede di comando tattico e fucilate a distanza ravvicinata(due metri). Emden non pago , si reca con altri 4 uomini nell’altro casolare E’ la carneficina. Quindici persone donne e bambini trucidati con modalità allucinanti: con colpi di fucile, di pistola –usate addirittura due bombe a mano.
Corpi amputati e violentati con pioli di legno.

IL CASOLARE DELLA MORTE
Calda è l’aria , un sole timido batte sulle mura di tufo della vecchia masseria: visibili ancora dopo quasi sessanta anni i fori fatti dai colpi di mitragliatrice.
Tranquillità e inquietudine miscelate nell’aria ormai contaminata da quella maledetta sera del 13 ottobre del ’43; quella sera sarà scoppiato l’inferno , quest’aia , da teatro di vita (qui si erano consumati come di usanza conviti nuziali)- trasformata da cattivissimi scenografi a teatro di morte.
Una morte giunta improvvisa, inaspettata, strazio e crudeltà inimmaginabili: donne e bambini violentati e mutilati con furia inaudita, una dinamica dei fatti oscura, che pone interrogativi che potrebbero aver scatenato una reazione –risposta cosi dura: ventilato tradimento o l’uccisione di un tedesco, mai giustificheranno l’efferata strage della Marzabotto del sud.

Emden, il boia nazista
"Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d' estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro."

Amo in te
l'avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l'audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l'impossibile
entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne.
amo in te l'impossibile
ma non la disperazione
Il fascismo non mira tanto a governare l’Italia,
quanto a monopolizzare le coscienze italiane.
Non gli basta il possesso del potere:
vuole il possesso della coscienza privata dei cittadini,
vuole la “conversione” degli italiani

con il primo governo De Gasperi,
la democrazia cristiana inizia la sua opera
di restaurazione arrestando le richieste
di riforma promosse dalla Resistenza
ed eliminando i suoi stessi istituti
è l'inizio
della fine
perchè viviamo?
perchè lavoriamo?
perchè una guerra e poi un'altra?

Se
l’unico Dio e creatore di tutte
le cose è buono, allora anche
le cose sono buone, e allora
perché il male? Da dove è
sorto?

Il peccato che prima non c’era,
ad un tratto, improvvisamente,
esiste. Da dove viene?

La presenza della morte, molto
più della sconfitta, del dolore, del
vuoto, del peccato, risveglia
l’uomo alla sua unicità. In questa
solitudine con se stessi egli però
può prendere coscienza della
sua vita come totalità e destino,
e quindi del valore che ha potergli
dare un senso esauriente

Il nichilismo fascista, ultima stazione della metafisica,
ha sprofondato l’Occidente in un’atmosfera
cadaverica, privandolo della capacità di elaborare
una coscienza del male, quale inevitabile trapasso
per un suo superamento.

si appresta a fare del “popolo una parte dello stato”

Il tentativo messo in atto dal fascismo odierno
è di “occupare”, insieme allo stato, la società,
di riplasmarla dalle fondamenta
facendo leva soprattutto sui media

plasmare l’individuo e le masse
attraverso una rivoluzione antropologica

è compito dei giovani
della gente che ha studiato
di coloro che sanno
fermare il progetto
esiziale
della deriva finale
verso il piano
di
"Rinascita democatica"

è l'ora delle donne
dei precari
dei poveri
degli immigrati
di tutti coloro
che lavorano
nel dolore
di indicibili
sofferenze

sarà l'anno della tigre
saranno i nomi che segnarono il futuro
sarà il nostro
piano...

fermare il piano
opporre l'ultima
eroica
resistenza

il tempo
di cambiare
direbbe bob
uno di noi*

il pensiero debole
la malattia
la depressione sociale
lo scandalo

ci stiamo abituando alla mediocrità
ripensiamo i periodi felici
a quando il Bel Paese era sempre
tra i primi dieci nella clessifica
della felicità

tutti i fatti che concernono un trauma sociale
vengono mediati
emotivamente e moralmente

Il periodo compreso tra l'ultimo decennio dell'800
e gli anni precedenti la prima guerra mondiale,
è caratterizzato da una violenta reazione al Positivismo:
questo aveva celebrato la fede nella scienza,
nel progresso sociale, nella pacifica
collaborazione fra i popoli, ma la realtà,
fatta di guerre, imperialismi, lotte di classe,
era ben diversa da quanto si era sperato.
Tale situazione determina nuovi
atteggiamenti spirituali: subentra la disillusione,
l'angoscia, la sensazione del vuoto e del nulla

viviamo un'ideologia funzionale e subalterna alla
grande borghesia nella sua fase imperialistica,
e siamo inevitabilmente destinati,
quindi, ad essere assorbiti nell'esperienza fascista

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato
(montale)

il volto è il mio, il tuo, quello della tua
vicina di casa, di mia moglie,
di mio figlio o mia figlia,
e non c’è bisogno di scandalizzarsi
o gridare all’immoralità,
per vedere basta avere gli occhi
e le orecchie per sentire

Sempre più i ragazzi si sentono soli,
la solitudine è forse il male del secolo,
perché se da un lato abbiamo tutto
quello che serve per la comunicazione
(telefonini, internet...) dall'altro ci
sentiamo spesso abbandonati a noi stessi
e vittime di questa pazza corsa verso non
si sa chi o che cosa: vuoi la bellezza estetica,
vuoi la carriera, vuoi i meriti da conquistarsi,
per essere magari scavalcati da
"figli di papà" scansafatiche.

E allora, molti, giovani o meno giovani,
stanchi di lottare e sopravvivere chiedono
a colui (?) che ha dato la vita
di dargli la forza per togliersela

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida
scorta per avventura tra le pietraie d'un greto,
esiguo specchio in cui guardi un'ellera e i suoi corimbi;
e su tutto l'abbraccio di un bianco cielo quieto.
Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto si esprime libera un'anima ingenua,
vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.
Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma,
e che il tuo aspetto s'insinua nella memoria grigia
schietto come la cima di una giovane palma...
(Ossi di seppia)
Ricordi sbocciavan le viole
con le nostre parole
"Non ci lasceremo mai, mai e poi mai",
vorrei dirti ora le stesse cose
ma come fan presto, amore, ad appassire le rose
così per noi
l'amore che strappa i capelli è perduto ormai,
non resta che qualche svogliata carezza
e un po' di tenerezza.
E quando ti troverai in mano
quei fiori appassiti al sole
di un aprile ormai lontano,
li rimpiangerai
ma sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.
(faber)

Tu sei più incantevole e mite.
Impetuosi venti scuotono le tenere gemme di maggio
e il corso dell’estate è fin troppo breve.
Talvolta troppo caldo splende l’occhio del cielo
e spesso il suo aureo volto è offuscato,
e ogni bellezza col tempo perde il suo fulgore,
sciupata dal caso o dal corso mutevole della natura.
Ma la tua eterna estate non sfiorirà,
né perderai possesso della tua bellezza;
né morte si vanterà di coprirti con la sua ombra,
poiché tu cresci nel tempo in versi eterni.
Finché uomini respirano e occhi vedono,
vivranno questi miei versi, e daranno vita a te.
Non posso dirti quanto mi sei caro
Perché è un segreto che neanch'io conosco.
E s'anco lo sapessi non saprei
Esporre il senso d'un tale mistero.
T'amavo allor, quand'era primavera
Pel nostro amore, e un senso dell'eterno,
Puro e perfetto, cogliere in un attimo
Era dato, a me bimba, nel tuo amplesso.
T'amavo allor che, fàttasi l'estate,
I sogni della gioventù, selvaggi,
Belli e ideali, seppur veri ancora,
Eran rischiosi ormai, quasi irreali,
Come alla luna i baci di Endimione.
Ma adesso che l'autunno fa ingiallire
Tutte le foglie e trenta lunghi anni
Han stagionato il nostro lungo amore,
Com'è saldo e sicuro e ricco e colmo
Il solaio che accoglie i nostri frutti.
(poesia per Harold)
Meritamente, però'ch'io potei
Abbandonarti, or grido alle frementi
Onde che batton l'alpi, e i pianti miei
Sperdono sordi del Tirreno i venti.
Sperai, poiché mi han tratto uomini e Dei
In lungo esilio fra spergiure genti
Dal'bel paese ove or meni sì rei,
Me sospirando, I tuoi giorni fiorenti,
Sperai che il tempo, e i duri casi, e queste
Rupi ch'io varco anelando, e le eterne
Ov'io qual fiera. dormo atre foreste,
Sarien ristoro al mio cor sanguinente;
Ahi, vóta speme! Amor fra l'ombre inferne
Seguirammi immortale, onnipotente.
(foscolo)
Ed ecco sul tronco si rompono gemme:
un verde più nuovo dell'erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul botro.
E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell'acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c'era.
(quasimodo)
Confusa solo per un giorno o due
Imbarazzata - non spaventata -
Incontro nel mio giardino
Un'inaspettata Fanciulla!
Fa segno, e i Boschi si scuotono -
Annuisce, e tutto ha inizio -
Sicuramente, in un tale paese
Non ci sono mai stata!
(Dick.)
Ancora non se n'è andato l'inverno
e il melo appare
trasformato d'improvviso
in cascata di stelle odorose
(ner.)

Il piccolo giardino perduto
Di nuovo al nostro Prato.
Così fragranti i Garofani ciondolano
Così ubriache, barcollano le Api
Così argentei cento flauti furtivi
Spuntano da cento alberi
Malinconia
la vita mia
struggi terribilmente;
e non v'è al mondo, non c'è al mondo niente
che mi divaghi.
Niente, o una sola
casa. Figliola,
quella per me saresti.
S'apre una porta; in tue succinte vesti
entri, e mi smaghi.
Piccola tanto,
fugace incanto
di primavera. I biondi
riccioli molti nel berretto ascondi,
altri ne ostenti.
Ma giovinezza,
torbida ebbrezza,
passa, passa l'amore.
Restan sì tristi nel dolente cuore,
presentimenti.
Malinconia,
la vita mia
amò lieta una cosa,
sempre: la Morte. Or quasi è dolorosa,
ch'altro non spero.
Quando non s'ama
più, non si chiama
lei la liberatrice;
e nel dolore non fa più felice
il suo pensiero.
Io non sapevo
questo; ora bevo
l'ultimo sorso amaro
dell'esperienza. Oh quanto è mai più caro
il pensier della morte,
al giovanetto,
che a un primo affetto
cangia colore e trema.
Non ama il vecchio la tomba: suprema
crudeltà della sorte.
(saba)
Giochi tutti i giorni con la luce dell'universo.
Esile visitatrice, tu giungi nel fiore e nell'acqua.
Sei più di questa testolina bianca che stringo
come un grappolo tra le mie mani ogni giorno.
Non assomigli più a nessuna da quando ti amo.
Lasciati distendere tra ghirlande gialle.
Chi scrive il tuo nome con lettere di fumo
tra le stelle del sud?
Ah lasciati ricordare com'eri allora, quando ancora
non esistevi.
D'un tratto il vento ulula e colpisce la mia finestra chiusa.
Il cielo è una rete stracolma di pesci d'ombra.
Qui convergono tutti i venti, tutti.
La pioggia si spoglia.
Passano uccelli in fuga.
Il vento. Il vento.
Lo posso contrastare solo la forza degli uomini.
Il temporale travolge in mulinelli foglie scure
e scioglie tutte le barche ormeggiate ieri sera nel cielo.
Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
Tu mi risponderai fino all'ultimo grido.
Raggomitolati accanto a me come se avessi paura.
Eppure, talora, un'ombra strana ti è passata
negli occhi.
E ora, anche ora, piccola, mi porti rami di caprifoglio,
e persino i tuoi seni profumano.
Mentre galoppa il vento triste uccidendo farfalle
io ti amo e la mia felicità morde la tua bocca di prugna.
Quanto ti sarà costato abituarti a me,
alla mia anima solitaria e selvaggia, al mio nome che tutti
evitano.
Tante volte abbiamo visto splendere l'astro baciandoci
gli occhi
e piegarsi sul nostro capo i crepuscoli in ventagli
giranti.
Le mie parole ti sono piovute addosso come carezze.
Amo da tempo ormai il tuo corpo di madreperla assolata.
Ti credo persino signora dell'universo.
Ti porterò dai monti fiori allegri, copihues,
nocciole scure e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
quello che la primavera fa con i ciliegi.
(neruda)
Che speri, che ti riprometti, amica,
se torni per così cupo viaggio
fin qua dove nel sole le burrasche
hanno una voce altissima abbrunata,
di gelsomino odorano e di frane?
Mi trovo qui a questa età che sai,
né giovane né vecchio, attendo, guardo
questa vicissitudine sospesa;
non so più quel che volli o mi fu imposto,
entri nei miei pensieri e n'esci illesa.
Tutto l'altro che deve essere è ancora,
il fiume scorre, la campagna varia,
grandina, spiove, qualche cane latra
esce la luna, niente si riscuote,
niente dal lungo sonno avventuroso.
(luzi)
Abbiamo attraversato terre e mari
Mentre tu ci credevi a casa in pace.
Non tarderai a fartene capace.
E se poi pensi che sarai tu a vincere
Sappi che qui ti sbagli, sbagli, sbagli.
Veniamo volteggiando disinvolte
E ti daremo assai filo da torcere,
In Belgio oppure in Francia
E dovrai stare alla danza.
Ma di scherzare non ci andrà per molto.
Questa la sua venuta? lo mi credeva
di trovarmi davanti a un luminoso prodigio,
quale fu narrato un tempo dal grande Iddio
che in pioggia scese, e sbarre infranse, e sopra Danac cadde;
o pauroso, come quando Semele, ammalata d'amore
e desiderio inappagato, chiese di vedere
il chiaro corpo dell'Iddio, e la fiamma
ghermì le bianche membra e la distrusse.
Con tali fantasie al santo luogo volsi il cammino,
e gli occhi attoniti ora fisso e il cuore sopra
questo supremo mistero d'Amore: un'esangue
fanciulla inginocchiata, ignara di terrene passioni,
un angelo che tiene in mano un giglio,
e sopra entrambi le ali spiegate della colomba.
(wilde)
dalle cose ripetute
fa che non sia
vano il restare solo
e consenti il volo alle cose perdute
Levi

Buon Natale, Marina,
mia rondine felice
mia adorata figliola
piena di mille grazie,
che non perdoni mai
gli sprechi di denaro:
tu non perdoni
l'usura dei poeti
la loro fantascienza
e l'eterno dolore.
Se tu non mi perdoni
che debbon dire i figli
dell'interno Naviglio
sopra cui giace inerte
la nera poesia,
quelle luci lontane
il seno della colpa
e il lubrico miraggio
di un amore perduto.
Buon Natale, Marina,
per ciò che non ho avuto.
(Merini)

Dallo stesso deserto,
nella stessa notte,
sempre i miei occhi stanchi si destano
alla stella d'argento,
sempre,
senza che si commuovano i Re della vita,
i tre magi, cuore, anima, spirito.
Quando
ce ne andremo di là
dalle rive e dai monti,
a salutare la nascita del nuovo lavoro,
la saggezza nuova,
la fuga dei tiranni e dei demoni,
la fine della superstizione,
ad adorare - per primi! - Natale sulla terra!
(rimbaud)

Un pastore vuole la tetta per la neve che ondula
bianchi cani stesi tra sorde lanterne.
Il Cristo di fango ha diviso le dita
tra gli eterni fili del legno rotto.
Ora vengono le formiche e i piedi intirizziti!
Due fili di sangue rompono il cielo duro.
I ventri del demonio risuonano nelle valli
colpi e risonanze di carne di mollusco.
Lupi e rospi cantano nelle verdi pire
coronate da vivi formicai dell'alba.
La luna ha un sonno di grandi ventagli
e il toro sogna un toro di buchi e acqua.
Il bimbo piange e osserva con un tre in fronte.
San Giuseppe vede nel fieno tre spine di bronzo.
I panni esalano un rumore di deserto
con chitarre senza corde e voci decapitate.
La neve di Manhattan spinge gli annunci
e dona pura grazia alle false ogive.
Sacerdoti idioti e cherubini di piuma
vanno dietro Lutero sugli alti cantonali.
(lorca)

Non esistono al mondo uomini non interessanti.
I loro destini sono come le storie dei pianeti.
Ognuno ha la sua particolarità
e non ha un pianeta che gli sia simile.
E se uno viveva inosservato
e amava questa sua insignificanza,
proprio per la sua insignificanza
egli era interessante tra gli uomini.
Ognuno ha il suo segreto mondo personale.
In quel mondo c’è l’attimo felice.
C’è in quel mondo l’ora più terribile,
ma tutto ci resta sconosciuto.
Quando un uomo muore,
muore con lui la sua prima neve,
e il primo bacio e la prima battaglia….
Tutto questo egli porta con sé.
Rimangono certo i libri,
i ponti,
le macchine,
le tele dei pittori.
Certo , molto è destinato a restare,
eppur sempre qualcosa se ne va.
E’ la legge d’un gioco spietato.
Non sono uomini che muoiono, ma mondi.
Ricordiamo gli uomini,
terrestri e peccatori,
ma che sapevamo in fondo di loro?
Che sappiamo dei fratelli nostri,
degli amici?
Di colei che sola ci appartiene?
E del nostro stesso padre,
tutto sapendo non sappiamo nulla.
Gli uomini se vanno…. e non tornano più.
Non risorgono i loro mondi segreti.
E ogni volta vorrei gridare ancora
contro questo irrevocabile destino.
(Evgenij Aleksandrovic Evtusenko)

Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l'ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
ai nostri sogni libertà s'accenda
di speranze di poveri di cielo,
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.
Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.
Ora alla terra è un'ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
"Com'è bella la notte e com'è buona
ad amarci così con l'aria in piena
fin dentro al sonno". Tu vedevi il mondo
nel plenilunio sporgente a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l'alba.
(gatto)
Natalia Ginzburg
Gli uomini vanno e vengono
per le strade della citta'
Comprano libri e giornali,
muovono a imprese diverse.
Hanno roseo il viso,
le labbra vivide e piene.
Sollevasti il lenzuolo
per guardare il suo viso,
ti chinasti a baciarlo
con un gesto consueto.
Ma era l'ultima volta.
Era il viso consueto,
solo un poco piu' stanco.
E il vestito era quello di sempre.
E le scarpe erano quelle di sempre.
E le mani erano quelle che
spezzavano il pane e
versavano il vino.
Oggi ancora nel tempo
che passa sollevi il lenzuolo
a guardare il suo viso
per l'ultima volta.
Se cammini per strada
nessuno ti è accanto
Se hai paura
nessuno ti prende per mano
E non è tua la strada,
non è tua la città.
Non è tua la città
illuminata. La città
illuminata è degli altri,
degli uomini che vanno
e vengono comprando
cibi e giornali.
Puoi affacciarti un poco
alla quieta finestra
a guardare il silenzio,
il giardino nel buio.
Allora quando piangevi
c'era la sua voce serena.
Allora quando ridevi
c'era il suo riso sommesso.
Ma il cancello che a sera
s'apriva, restera' chiuso
per sempre, e deserta
è la tua giovinezza.
Spento il fuoco,
vuota la casa.
(in memoria del marito Leone Ginzburg,
letterato, morto per le torture
in un carcere fascista)
Ora alla fine della tregua
tutto s'è adempiuto; vecchiaia
chiama morte e so che gioventù
è un lontano ricordo. Così
senza speranza di sapere mai
cosa stato sarei più che poeta
se non m'avesse tanta morte
dentro occluso e divorato, da me
prendo infernale commiato.
(Dario Bellezza)
dolce respiro dei tigli...
Sul tavolo, dimenticati,
un frustino ed un guanto.
Giallo cerchio del lume...
Tendo l’orecchio ai fruscii.
Perché sei andato via?
Non comprendo...
Luminoso e lieto
domani sarà il mattino.
Questa vita è stupenda,
sii dunque saggio, cuore.
Tu sei prostrato, batti
più sordo, più a rilento...
Sai, ho letto
che le anime sono immortali.
Anna A. Achmatova

Anche la notte ti somiglia,
la notte remota che piange
muta, dentro il cuore profondo,
e le stelle passano stanche.
Una guancia tocca una guancia
è un brivido freddo, qualcuno
si dibatte e t'implora, solo,
sperduto in te, nella tua febbre.
La notte soffre e anela l'alba,
povero cuore che sussulti.
O viso chiuso, buia angoscia,
febbre che rattristi le stelle,
c'è chi come te attende l'alba
scrutando il tuo viso in silenzio.
Sei distesa sotto la notte
come un chiuso orizzonte morto.
Povero cuore che sussulti,
un giorno lontano eri l'alba.
(pavese)

Dai viali, a fiotti, corre sullo spiazzo
una fragranza amara d’oleandri.
Roma, immensa, s’abbuia a poco a poco,
sfiorata di rintocchi. Non un volto,
né una voce, né un gesto afferro intorno:
solo l’anima tua, solo il mio amore,
sbiancato dalla tua purezza. In breve,
nel cielo smorto di sfrenata attesa,
propomperà un rimescolìo di stelle.
(Pozzi)
O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l'anno, sovra questo colle
Io venia pien d'angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, né cangia stile,
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l'etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l'affanno duri!
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speriamo che la luna
la graziosa luna di giacomo
faccia sì che la speranza
incida in modo tangibile
nel mondo triste
depresso
cattivo
sostanzialmente medievale
del fu bel paese
speriamo la rivolta degli umili
e degli ultimi
sospiriamo il mondo che fu
il mondo delle staffette partigiane
delle donne che sognarono rosa
il nostro destino
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questo post
è in memoria di Emma W.
belsen
1944
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Il re e la patria,
Cristo Onnipotente
E tutto il resto.
Patriottismo,
Democrazia,
Onore…
Parole e frasi,
Ci hanno ferito o ucciso.
(Hemingway)
Come corre, danza e si torce senza ragione
la Vita, chiassosa ed impudente,
sotto una luce scialba!
Poi, appena la notte
Sale voluttuosa all'orizzonte
E placa tutto, anche la fame,
e cancella tutto, anche l'onta,
il Poeta si dice: "Finalmente!
Il mio spirito e il mio corpo
ardentemente invocano il riposo;
col cuore pieno di funebri sogni
mi stenderò supino
e m'avvolgerò nei vostri veli,
rinfrescanti tenebre!"
(Baudelaire)
La pace che sgorga dal cuore
e a volte diventa sangue,
il tuo amore
che a volte mi tocca
e poi diventa tragedia
la morte qui sulle mie spalle,
come un bambino pieno di fame
che chiede luce e cammina.
Far camminare un bimbo è cosa semplice,
tremendo è portare gli uomini
verso la pace,
essi accontentano la morte
per ogni dove,
come fosse una bocca da sfamare.
(Merini)
E lontano, lontano nel tempo
qualche cosa negli occhi di un altro
ti fara' ripensare ai miei occhi
a quegli occhi che ti amavano tanto
e lontano, lontano nel mondo
in un sorriso sulle labbra di un altro
troverai quella mia timidezza
per cui tu mi prendevi un po' in giro
e lontano, lontano nel tempo
l'espressione di un volto per caso
ti fara' ricordare il mio volto
l'aria triste che tu amavi tanto
e lontano lontano nel mondo
una sera sarai con un altro
e ad un tratto chissa' come e perche'
ti troverai a parlargli di me
di un amore ormai troppo lontano.
(tenco)
La cerniera lampo è scivolata sulle tue reni
e il temporale felice del tuo corpo innamorato
nell'ombra fitta
d'improvviso è scoppiato
E la tua gonna cadendo sul parquet incerato
non ha fatto più rumore
di una scorza d'arancio che cada su un tappeto
Ma sotto i nostri piedi
i bottoncini di madreperla cricchiavano come semi
Sanguinello
frutto bello
la punta del tuo seno
ha tracciato una nuova linea della fortuna
sul palmo della mia mano
Sanguinello
frutto bello
Sole di notte.
(prevert)
Questi giorni d'acerba primavera
irrompono nel sangue con sottile
maliziosa perfidia
Così il brivido
che muove per un attimo l'attonita
superficie marina e in un istante
ne fa un foglio gremito di scrittura
celeste che un colpo
di vento cancella e
un altro rinnova.
Ma tu continua e perditi, mia vita,
per le rosse città dei cani afosi
convessi sopra i fiumi arsi dal vento.
Le danzatrici scuotono l'oriente
appassionato, effondono i metalli
del sole le veementi baiadere.
Un passero profondo si dispiuma
sul golfo ov'io sognai la Georgia:
dal mare (una viola trafelata
nella memoria bianca di vestigia)
un vento desolato s'appoggiava
ai tuoi vetri con una piuma grigia
e se volevi accoglierlo una bruna
solitudine offesa la tua mano
premeva nei suoi limbi odorosi
d'inattuate rose di lontano.
(luzi)
Tutto quel che t'appartiene, o che da te proviene,
è ricco d'una grazia favolosa:
perfino i tuoi amanti, perfino le mie lagrime.
L'invidia mia riveste d'incanti straordinari
i miei rivali: essi vanno per vie negate ai mortali,
hanno cuore sapiente, cortesia d'angeli.
E le lagrime che mi fai piangere sono il mio bel diadema,
se l'amara mia stagione s'adorna del tuo sorriso.
Stupisco se ripenso che avevo tanti desideri
e tanti voti da non sapere quale scegliere.
Ormai, se cade una stella a mezzo agosto,
se nel tramonto marino balena il raggio verde,
se a cena ho una primizia nella stagione nuova,
o m'inchino nella santa campana dell'Elevazione,
non ho che un voto solo: il tuo nome, il tuo nome,
o parola che m'apri le porte del paradiso.
Nel mio cuore vanesio, da che vi regni tu,
le antiche leggi del mondo son tutte rovesciate:
l'orgoglio si compiace d'umiliarsi a te,
la vanità si nasconde davanti alla tua gloria,
la voglia si tramuta in timido pudore,
la mia sconfitta esulta della tua vittoria,
la ricchezza è beata di farsi, per te, povera,
e peccato e perdono, ansia e riposo,
sbocciano in un fiore unico, una grande rosa doppia.
Ma la frase celeste, che la mia mente ascolta,
io ridirti non so, non c'è nota o parola.
Ti dirò: tu sei tutto il mio bene, ad ogni ora
questa grazia di amarti m'è dolce compagnia.
Potesse il mio affetto consolarti come mi consola,
o tu che sei la sola confidenza mia!
(morante)
Verrò quando sarai più triste,
steso nell'ombra che sale alla tua stanza;
quando il giorno demente ha perso il suo tripudio,
e il sorriso di gioia è ormai bandito
dalla malinconia pungente della notte.
Verrò quando la verità del cuore
Dominerà intera, non obliqua,
ed il mio influsso si di te stendendosi,
farà acuta la pena, freddo il piacere,
e la tua anima porterà lontano.
Ascolta, è proprio l'ora,
l'ora tremenda per te:
non senti rullarti nell'anima
uno scroscio di strane emozioni,
messaggere di un comando più austero,
araldi di me?
(bronte)
Per chi conosce solo il tuo colore,
bandiera rossa,
tu devi realmente esistere,
perché lui esista:
chi era coperto di croste
è coperto di piaghe,
il bracciante diventa mendicante,
il napoletano calabrese,
il calabrese africano,
l'analfabeta una bufala o un cane.
Chi conosceva appena
il tuo colore, bandiera rossa,
sta per non conoscerti più,
neanche coi sensi:
tu che già vanti tante glorie
borghesi e operaie,
ridiventa straccio,
e il più povero ti sventoli

Il volume del canto mi innamora:
come vorrei io invadere la terra
con i miei carmi e che tremasse tutta
sotto la poesia della canzone.
Io semino parole,
sono accorta
seminatrice delle magre zolle
e pur qualcuno si alza ad ascoltarmi,
uno che il canto l'ha nel cuore chiuso
e che per tratti a me svolge la spola
della sua gaudente fantasia.
Alda Merini

Alda Merini
E piú facile ancora mi sarebbe
scendere a te per le piú buie scale,
quelle del desiderio che mi assalta
come lupo infecondo nella notte.
So che tu coglieresti dei miei frutti
con le mani sapienti del perdono...
E so anche che mi ami di un amore
casto, infinito, regno di tristezza...
Ma io il pianto per te l’ho levigato
giorno per giorno come luce piena
e lo rimando tacita ai miei occhi
che, se ti guardo, vivono di stelle.



Favola scintillante di orde ventose,
dentro ceralacca bianca
e destini, assonnati, tra le ginocchia fredde.
Unico sapore
di un canto di cristallo.
Unica sostanza persa
tra un colpo di tosse
e una canzone alla radio.
Dentro il cuore
e dentro il sangue.
Morta nell'ultimo sguardo,
dentro un orgasmo
fallito.
Perduto.